Nepal

Namasté: tra le montagne più alte del mondo, un saluto che è già un viaggio

Atterrati in Nepal si sente subito una parola: namasté. Non è solo un saluto, è il modo in cui questo paese accoglie chi arriva — con un inchino leggero e un sorriso. È una terra dove induismo, buddismo e altre fedi convivono nello stesso quartiere, e dove l’Himalaya non è uno sfondo da cartolina, ma la misura con cui si giudica ogni distanza.

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Perché a Kathmandu la spiritualità non è confinata nei musei: si respira nelle strade, tra il fumo dei riti funebri sul fiume sacro di Pashupatinath, le ruote di preghiera che girano di continuo e la Kumari, la bambina venerata come dea vivente. Boudhanath, una delle stupa buddiste più grandi al mondo, e Patan, città-museo patrimonio UNESCO, raccontano una capitale dove le fedi convivono da secoli senza conflitti.

Ed è un paese che rende l’Himalaya accessibile anche a chi non è un alpinista: i sentieri di Poon Hill e della regione dell’Annapurna, o quelli dell’Helambu al confine col Tibet, regalano viste sulle vette più sacre del pianeta — Annapurna, Dhaulagiri, Manaslu — a chi ha solo una gamba allenata e voglia di camminare, non attrezzatura tecnica.

A completare il quadro, un Nepal completamente diverso: quello del Terai, la fascia pianeggiante meridionale, dove il Parco Nazionale di Chitwan custodisce rinoceronti, elefanti ed oltre 500 specie di uccelli in un ambiente di giungla e foresta alluvionale che non ha nulla a che vedere con le montagne.

La primavera, da marzo a maggio, è il periodo più consigliato: le foreste himalayane di rododendri sono in piena fioritura, il clima è secco e le visibilità sulle vette sono generalmente buone. È anche il periodo che coincide con diverse festività locali, un buon momento per entrare in contatto con la vita quotidiana nepalese.

Il clima varia moltissimo con l’altitudine: subtropicale nella pianura meridionale, temperato in bassa montagna, glaciale sulle cime. Il monsone estivo, da giugno a inizio ottobre, porta piogge abbondanti e non è il periodo ideale per i trekking.

Kathmandu, a 1.400 metri nell’omonima valle, racchiude Durbar Square, il tempio indù di Pashupatinath, la grande stupa buddista di Boudhanath — la terza più grande al mondo — e Patan, la città reale più antica della valle, patrimonio UNESCO con monumenti che risalgono al III secolo.

Verso il confine col Tibet, la regione dell’Helambu ospita villaggi come Tarkeghyang, con la sua comunità di rifugiati tibetani e un gompa del XVIII secolo, e il monte Ama Yangri, un belvedere che nelle giornate limpide lascia intravedere persino l’Everest.

A ovest, Pokhara, affacciata sul lago Phewa, è la porta d’accesso al circuito dell’Annapurna: il sentiero che sale a Poon Hill regala uno dei panorami all’alba più celebri dell’intero Himalaya, con Annapurna, Dhaulagiri e Manaslu che si stagliano all’orizzonte. A sud, il Parco Nazionale di Chitwan, il più antico del Nepal, apre su un mondo di giungla, fiumi e safari alla ricerca di rinoceronti ed elefanti selvatici.

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