Grand Tour

Un lento respiro d'alta quota, dagli altopiani andini allo specchio del Salar

giorni 16
difficoltà Medio
persone max 14

Perché fare questo viaggio

Un Grand Tour pensato per un acclimatamento graduale alla quota, dai 400 metri di Santa Cruz fino ai quasi 4000 metri di La Paz: nel mezzo, il centro coloniale di Sucre patrimonio UNESCO, le miniere ancora attive di Potosí, i tre giorni di attraversata del Salar de Uyuni — la distesa salata più grande al mondo — e la navigazione sul Lago Titicaca fino all’Isla del Sol, cuore della mitologia Inca.

Un accompagnatore italiano esperto della Bolivia segue l’intero tour, affiancato da guide locali in ogni tappa, con minibus privato per tutti gli spostamenti via terra e voli interni tra le principali città. Pernottamenti che spaziano da hotel coloniali a un autentico “hostal de sal” costruito interamente in blocchi di sale, nel cuore del Salar.

Il programma giorno per giorno

Giorno 1

Italia – Bolivia via Francoforte e Bogotà

Ritrovo dei partecipanti in aeroporto a Milano Malpensa, da dove ha inizio il lungo trasferimento verso il continente sudamericano, con scali a Francoforte e Bogotà. La Bolivia è una destinazione logisticamente complessa dal punto di vista aereo: per questo il programma è costruito con un approccio graduale alla quota, partendo dal punto più basso del viaggio, Santa Cruz, per arrivare solo alla fine a La Paz, quando il gruppo sarà ben acclimatato.

Giorno 2

Arrivo a Santa Cruz de la Sierra

Atterraggio in mattinata presto a Santa Cruz de la Sierra, accoglienza in aeroporto e trasferimento in hotel con check-in anticipato. Nel primo pomeriggio, dopo un pranzo libero per prendere confidenza con i sapori locali, si scopre la “Capitale Orientale” della Bolivia, con la sua originale struttura urbanistica ad anelli concentrici.

Visita della Plaza 24 de Septiembre e della Cattedrale di San Lorenzo, del 1609, seguita da una passeggiata a La Recoba, il mercato dell’artigianato locale. Cena libera e pernottamento nello stesso hotel di Santa Cruz (416 m s.l.m.).

Giorno 3

Santa Cruz e volo per Sucre

Ultima mattinata a Santa Cruz, tra monumenti, palazzi e i suoi rigogliosi giardini di flora tropicale, prima del volo diretto pomeridiano verso Sucre, capitale giudiziaria della Bolivia e una delle città più belle del Sudamerica. Il centro storico coloniale, rimasto intatto nei secoli, si raccoglie attorno alla Plaza 25 de Mayo, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

L’hotel in pieno centro permette una passeggiata serale tra i suoi eleganti edifici storici e una cena tipica (libera), prima del pernottamento a Sucre (2790 m s.l.m.).

Giorno 4

Sucre e il mercato tessile di Tarabuco

Escursione mattutina a Tarabuco, cittadina a circa 65 km da Sucre celebre per il suo mercato domenicale di tessuti e per la comunità indigena quechua Yampara, custode di antiche tradizioni tessili. Tempo per gli acquisti artigianali e per immergersi nell’atmosfera del mercato, con pranzo libero in loco.

Rientro a Sucre nel primo pomeriggio per completare la visita della città: la Cattedrale di Nostra Signora di Guadalupe, la Cappella della Vergine e i tetti panoramici del Convento di San Felipe Neri. Cena libera, passeggiata serale e pernottamento, proseguendo il lento acclimatamento alla quota.

Giorno 5

Da Sucre a Potosí

Ultima mattinata libera a Sucre, poi partenza con il minibus privato verso Potosí, che durante l’epoca coloniale spagnola fu una delle città più ricche al mondo grazie ai giacimenti d’argento delle miniere vicine, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Il centro storico conserva chiese eleganti, case dalle mura colorate e palazzi dal marcato stile coloniale.

Visita pomeridiana del Convento di Santa Teresa (1685), oggi uno dei migliori musei di arte sacra della Bolivia, seguita da una passeggiata fino alla Piazza Principale e alle chiese di San Lorenzo e San Francisco. Cena libera e pernottamento a Potosí, dove si sale a 4090 m s.l.m.

Giorno 6

Potosí, la città e le sue miniere

Potosí si trova alle pendici del Cerro Rico, la montagna da cui un tempo si estraeva enormi quantità d’argento e le cui miniere sono tuttora attive: al mattino, un tour permette di visitarne una, un’esperienza indimenticabile ma sconsigliata a chi soffre di claustrofobia, che restituisce la durezza della vita mineraria di ieri e di oggi.

Dopo un pranzo libero, la visita prosegue alla Casa Real de la Moneda, l’antica zecca coloniale che custodisce alcuni dei pezzi di arte religiosa più preziosi del Sud America. Pomeriggio libero per le strade di Potosí, cena libera e pernottamento (4090 m s.l.m.).

Giorno 7

Da Potosí a Uyuni

Trasferimento via terra verso Uyuni, tra paesaggi in continuo cambiamento: pascoli pianeggianti popolati da lama e alpaca, vallate dalle rocce dai mille colori e villaggi isolati costruiti in mattoni di terra e paglia. Pranzo libero lungo il percorso, con arrivo a Colchani, il pittoresco villaggio porta d’ingresso al Salar.

Il Salar de Uyuni è il gioiello naturalistico più celebre della Bolivia, la distesa salata più grande al mondo: si estende per oltre 10.000 km² e custodisce circa 10 miliardi di tonnellate di sale. Sistemazione in hotel, passeggiata serale a Uyuni e cena libera, a quota 3600 m, dove i benefici del graduale acclimatamento si fanno sentire.

Giorno 8

Primo giorno del circuito del Salar de Uyuni

Comincia il circuito in fuoristrada 4×4 del Salar de Uyuni, il deserto di sale più grande della Terra: una distesa che ricorda una sconfinata pista di ghiaccio, capace di regalare visioni quasi extraterrestri e un silenzio assoluto. Di giorno le temperature sono gradevoli, ma con il calare del sole il freddo si fa sentire.

Il pernottamento è nei caratteristici “hotel del sale”, strutture costruite interamente con blocchi di sale, immerse nel nulla del Salar: un’esperienza unica, sotto un cielo notturno solitamente terso e ricchissimo di stelle, complice l’atmosfera rarefatta dell’altitudine.

Giorno 9

Secondo giorno del circuito, Isla Incahuasi

Nel cuore del Salar sorge l’Isla Incahuasi, “Casa degli Inca” in lingua quechua: un tempo punto di sosta per chi attraversava la distesa salata a piedi o a dorso di lama, oggi tra le tappe più suggestive del circuito. Un sentiero ad anello di circa dieci minuti conduce alla cima dell’isola, da cui si gode una vista a 360° sul Salar.

L’isola è popolata da cactus giganti secolari, che crescono al ritmo di un centimetro l’anno, e da viscacce, simpatici roditori andini. Anche questa notte il pernottamento è in un albergo essenziale nel cuore del Salar, a quota 3600 m.

Giorno 10

Terzo giorno del circuito, lagune d'alta quota e ritorno a Uyuni

Ultimo giorno del circuito, con il punto più alto dell’intero viaggio: passi d’alta quota fino a quasi 5000 metri, tra geotermie fumanti e lagune colorate dalle mille sfumature, popolate da una fauna e una flora altamente specializzata. Bagni termali caldi completano questa giornata su quello che sembra davvero un altro pianeta.

Rientro pomeridiano a Uyuni con la visita del celebre e un po’ inquietante Cimitero dei Treni, un ammasso di locomotive arrugginite abbandonate nel deserto. Cena libera e pernottamento nello stesso hotel dell’arrivo, sempre a quota 3600 m.

Giorno 11

Volo per La Paz e trasferimento a Copacabana

Volo mattutino verso La Paz, capitale legislativa e amministrativa della Bolivia, adagiata in un canyon naturale a circa 3650 metri di altezza — una delle città più alte al mondo — con la maestosa Cordillera Real, coperta di ghiacciai oltre i 6000 metri, a fare da sfondo.

Dall’aeroporto di El Alto, trasferimento con minibus privato verso Copacabana, attraverso un crescendo di paesaggi agricoli fino alle sponde del Lago Titicaca — il lago navigabile più alto del mondo, a quasi 3800 metri, fonte di vita per le civiltà andine sin dalle origini. Cena libera e pernottamento a Copacabana.

Giorno 12

Navigazione all'Isla del Sol

Partenza mattutina in imbarcazione privata verso l’Isla del Sol, il sito più importante della mitologia Inca nel cuore del Lago Titicaca: qui sorgono 80 siti archeologici e vivono ancora oggi circa 800 famiglie indigene, distribuite in tre comunità distinte lungo l’isola. Pranzo libero in loco.

Visita di Pillkokaina, un antico palazzo Inca con vista sulle due sponde del lago, e passeggiata tra i terrazzamenti agricoli pre-incaici di patate, mais e quinoa, fino alla sorgente d’acqua sacra. Le acque del Titicaca custodiscono anche le celebri isole fluttuanti di totora, testimonianza delle tradizioni andine più antiche. Rientro serale a Copacabana, cena libera e pernottamento.

Giorno 13

Tiwanaku e arrivo a La Paz

Partenza con minibus privato in direzione La Paz, con sosta al Centro Arqueológico di Tiwanaku, testimonianza di una delle civiltà più antiche e longeve del Sud America, quasi tremila anni di storia. Templi, palazzi, piramidi e giganteschi monoliti compongono un sito ancora in gran parte da scoprire: un vero enigma archeologico, con blocchi di basalto da 25 tonnellate trasportati da cave a quaranta chilometri di distanza.

Pranzo libero, poi nel pomeriggio si raggiunge La Paz: sistemazione in hotel, cena libera e pernottamento nella capitale amministrativa della Bolivia.

Giorno 14

Tour completo di La Paz e della Valle de la Luna

Una giornata intera per scoprire una città che toglie il fiato, letteralmente: siamo a quasi 4000 metri di quota, tra edifici tradizionali e alti grattacieli, murales coloratissimi e una vallata circondata dalla Cordillera Real. Con una guida locale si visita a piedi e, per un tratto, in cabinovia — la maestosa rete di teleferiche che sovrasta la città — il centro storico con la Plaza Murillo, la Catedral Metropolitana e il Palacio Presidencial.

Nel pomeriggio, la sorprendente Valle de la Luna, un paesaggio di guglie e piramidi di argilla erosa dal vento e dalla pioggia, che pare davvero appartenere a un altro mondo. Pranzo e cena liberi, pernottamento a La Paz (3600 m s.l.m.).

Giorno 15

La Paz, volo di rientro via Bogotà e Francoforte

Ultima mattinata a disposizione nel centro di La Paz per una visita di approfondimento o per gli ultimi acquisti, con pranzo libero. Nella lingua quechua non esiste la parola “addio”: esiste “tupananchiskama”, che significa “fino a quando la vita non ci ritroverà” — il modo migliore per congedarsi da questo Paese sospeso nel tempo.

Nel primo pomeriggio trasferimento all’aeroporto internazionale di El Alto e partenza per il volo di rientro, con scali a Bogotà, in Colombia, e a Francoforte.

Giorno 16

Arrivo in Italia

Ultimo scalo tecnico a Francoforte prima dell’atterraggio in Italia, previsto in prima mattinata. Si conclude qui un viaggio profondo e spettacolare, in un Paese che come pochi altri sa ancora regalare l’autentica sensazione della scoperta — tra altopiani andini, civiltà ancestrali e la sconfinata bianca distesa del Salar.

Informazioni di viaggio

La Bolivia offre una straordinaria varietà climatica secondo la zona geografica: clima freddo e secco sulle Ande, caldo e umido nella regione amazzonica. La stagione secca va da maggio a ottobre, quella delle piogge da novembre ad aprile, rendendo il Paese visitabile tutto l’anno secondo le attività desiderate. Il vero tema di questo viaggio è però l’altitudine: si passa dai 400 metri di Santa Cruz agli oltre 4000 di Potosí e La Paz, fino ai quasi 5000 metri del circuito del Salar — un percorso costruito apposta per gradi, per permettere un lento e sicuro acclimatamento.

Il programma richiede un minimo di spirito di adattamento e una base di allenamento alla camminata anche a quote fino a 4000 metri, con percorsi giornalieri generalmente contenuti in 2-4 ore. Zainetto da escursione con l’essenziale: macchina fotografica, giacca a vento, snack e borraccia — l’idratazione è fondamentale in quota.

Un sacco a pelo semplice e leggero è utile come complemento nelle strutture più essenziali del circuito del Salar. Connessione GSM quasi ovunque presente, Wi-Fi generalmente disponibile nelle strutture ricettive.

Gli spostamenti combinano minibus privato con autista locale per tutti i trasferimenti via terra, due voli interni (La Paz-Sucre e Uyuni-La Paz) e quattro voli internazionali/intercontinentali per il collegamento con l’Italia, via Francoforte e Bogotà. Una logistica studiata nel dettaglio per garantire un programma ambizioso ma sicuro, in un Paese dove i collegamenti aerei non sono sempre semplici né frequenti.

Il gruppo, tra un minimo di 8 e un massimo di 14 partecipanti, è seguito per l’intero tour da un accompagnatore italiano esperto della Bolivia, affiancato da guide locali turistiche e naturalistiche in ogni parco e sito in programma. La quota comprende l’assicurazione medico, bagagli e annullamento partecipazione (con supplemento per gli over 74 anni).

Il pernottamento alterna hotel cittadini a strutture del tutto particolari: gli “hostal de sal”, ostelli costruiti interamente con blocchi di sale, nei pressi del Salar de Uyuni, un’esperienza più unica che rara. Ogni struttura ha stile e comfort differenti, ma condivide la filosofia boliviana dell’ospitalità fatta di cultura e condivisione: a volte il gruppo sarà l’unico ospite, altre volte condividerà la struttura con altri viaggiatori.

Le camere, sempre a due posti letto — all’occorrenza anche a tre o quattro — sono essenziali e ordinate, dotate di coprimaterasso, cuscino, lenzuola e piumone o coperta; negli hotel di città bagno e doccia sono in camera.

Negli alloggi del Salar il comfort è di un altro genere, e vale la pena saperlo prima: il bagno è di solito all’esterno e in comune, e molte strutture non hanno luce elettrica — ci si illumina con le candele che l’hotel mette a disposizione. Le notti in quota sono fredde: conviene andare a letto ben coperti, portare un sacco a pelo leggero come complemento e un asciugamano in più. Sono le sere che poi si raccontano.

La cucina boliviana unisce tradizioni indigene e influenze spagnole, ed è più varia di quanto ci si aspetti a queste quote. Tra le specialità da provare: il salteña, una sorta di empanada ripiena e brodosa che si mangia a metà mattina; il silpancho, fette di vitello grigliato su riso e patate con un uovo fritto sopra; gli anticuchos, spiedini di cuore alla griglia che si comprano agli angoli delle strade; il charque de llama, carne di lama essiccata servita con mais o formaggio. Su ogni tavolo, immancabile, la llajua: salsa piccante di locoto e pomodoro che qui si aggiunge praticamente a tutto. Il pane quotidiano è la marraqueta, e sul Titicaca, a Copacabana, il piatto d’obbligo è il pejerrey, il pesce del lago, impanato e fritto.

Un capitolo a parte meritano le patate: in Bolivia se ne contano oltre duecento varietà, coltivate sulle Ande fin dall’epoca Inca. Alcune si conservano per anni, come il chuño, disidratato dal gelo notturno dell’altopiano — una liofilizzazione naturale inventata secoli prima dei surgelati.

Tra le bevande tipiche, la chicha fermentata a base di mais, l’api caldo e speziato, il mocochinchi a base di pesche disidratate e il singani, il distillato nazionale boliviano. Molto diffuso anche il mate de coca, infuso utile contro il mal di montagna, bevuto regolarmente nelle zone andine.

La quota comprende quasi tutte le colazioni, oltre a due giornate in pensione completa durante il circuito del Salar; pranzi e cene sono generalmente liberi, per lasciare libertà di scelta lungo il percorso. Non sono incluse le bevande extra, così come mance per autisti, guide e personale di sala, generalmente gradite lungo l’intero tour.

Domande frequenti

Che documenti servono per partire?

Il passaporto, con validità residua di almeno 6 mesi. Per i cittadini italiani non serve il visto: fino a tre mesi di permanenza si entra senza formalità preventive.

Un dettaglio utile: alla frontiera viene apposto d’ufficio un timbro da 30 giorni. Per questo viaggio è più che sufficiente, ma chi volesse fermarsi oltre — fino a un massimo di 90 giorni — deve dichiararlo alle autorità al momento dell’ingresso, non dopo. Indicazioni aggiornate su viaggiaresicuri.it.

Serve la vaccinazione contro la febbre gialla?

Non è obbligatoria per chi parte dall’Italia, ma è fortemente consigliata per questo viaggio, e vale la pena spiegare perché. La febbre gialla è endemica in sette dipartimenti boliviani — Chuquisaca, La Paz, Cochabamba, Tarija, Santa Cruz, Beni e Pando — e l’itinerario ne attraversa diversi, da Santa Cruz a Sucre fino a La Paz.

Diventa invece obbligatoria per chi arriva da un Paese a rischio di trasmissione, o anche solo vi ha fatto scalo per più di 12 ore restando in aeroporto: un dettaglio da verificare quando si compone il volo.

Le autorità boliviane hanno intensificato i controlli sul certificato di vaccinazione internazionale, il cosiddetto libretto giallo, quindi conviene portarlo con sé. La vaccinazione va valutata con il proprio medico o un centro di medicina dei viaggi, con qualche settimana di anticipo. Indicazioni aggiornate su viaggiaresicuri.it.

Che moneta si usa in Bolivia?

Il Boliviano (BOB). Una legge del 2009 impone l’uso della valuta locale per tutte le transazioni commerciali nel Paese, quindi euro e dollari non si spendono direttamente: si cambiano nelle principali banche e in alcuni alberghi.

Le carte di credito sono accettate senza problemi negli hotel e nei negozi delle città maggiori, molto meno nel resto del Paese e nelle botteghe: fuori dai centri conviene avere contante. Chi conta di prelevare faccia verificare alla propria banca, prima di partire, che la carta sia abilitata al ritiro in Bolivia. Un’ultima regola da conoscere: non si può uscire dal Paese con una somma superiore a quella dichiarata in entrata.

Come funziona l'acclimatamento all'altitudine durante il viaggio?

Il programma è costruito apposta per un acclimatamento graduale: si parte da Santa Cruz, a soli 400 metri, per salire progressivamente fino a Potosí e Uyuni (circa 4000 metri) e infine La Paz (3600 metri), toccando il punto più alto, quasi 5000 metri, solo nell’ultimo giorno del circuito del Salar. È comunque consigliabile bere molta acqua, muoversi con calma nei primi giorni e, se disponibile localmente, ricorrere al mate de coca contro il mal di montagna.

Come si dorme durante il circuito del Salar de Uyuni?

Per due notti il pernottamento è in caratteristici “hostal de sal”, ostelli costruiti interamente con blocchi di sale, situati nel cuore del Salar. Le camere sono a due posti letto, semplici ma accoglienti; si consiglia di portare un sacco a pelo leggero come complemento personale, vista l’essenzialità delle strutture in queste zone remote.

La visita alle miniere di Potosí è adatta a tutti?

La visita a una delle miniere ancora attive del Cerro Rico è un’esperienza indimenticabile, ma comporta il passaggio in spazi stretti e poco illuminati: non è quindi consigliata a chi soffre di claustrofobia. Chi preferisce può rinunciare all’escursione e godersi un po’ di tempo libero in città.

Quale bagaglio portare per il Grand Tour?

Due colli. Una grande borsa morbida o semi-morbida, oppure un trolley non rigido, da 50/60 litri; e uno zaino da escursionismo da 25/35 litri, che fa da bagaglio a mano in aereo e da zaino per le escursioni giornaliere.

Niente valigie rigide o di grande volume: lungo il percorso il bagaglio passa da minibus a jeep, con due voli interni di mezzo, e lo spazio è quello che è.

Due borsoni morbidi Samsonite neri: uno aperto che mostra il vano interno, uno chiuso con ruote e maniglia telescopicaSchema comparativo delle taglie del borsone, con sagome umane alte 163 e 176 cm come riferimento

Lo schema mostra due taglie da 105 e 137 litri: serve come riferimento di forma e proporzioni, non di capienza. Il litraggio da rispettare resta quello indicato sopra, 50/60 litri.

Cosa mettere in valigia per il Grand Tour?

Il tema di questo viaggio è l’escursione termica: nel Salar si può passare dai 35°C del giorno al gelo della notte, e in quota il sole picchia anche quando fa freddo. La regola è vestirsi a strati, con qualcosa di caldo sempre a portata di mano. Durante il tour è possibile lavare la biancheria.

Biancheria intima

  • Biancheria in quantità a scelta
  • 3-4 magliette a pelle (filo di Scozia o tessuti drenanti)
  • 3 paia di calze medio-leggere da riposo (cotone o spugna)
  • 2 paia di calzettoni specifici per l’escursionismo

Abbigliamento

  • 2 maglie o camicie a maniche lunghe, in cotone o sintetiche
  • 1 maglione di pile per la sera
  • 1 giacca o mantella impermeabile
  • 1 berrettino leggero in lana o pile: le notti in quota sono fredde davvero
  • 1 cappellino per il sole
  • 1 paio di guanti leggeri, per il fresco serale e la mattina presto
  • 1 pantalone da viaggio leggero, comodo per i voli e per la città
  • 2 paia di pantaloni adatti all’escursionismo
  • 1 paio di pantaloni corti

Calzature

  • 1 paio di scarpe comode e leggere, ma robuste, da viaggio e riposo
  • 1 paio di scarpe da escursionismo, basse e possibilmente in Gore-Tex
  • 1 paio di ciabattine o sandali di gomma

Accessori e attrezzature

  • 1 accappatoio in microfibra o un telo grande
  • 2 teli medi in microfibra e 1 piccolo: negli alloggi del Salar un asciugamano in più torna utile
  • Kit di pulizia personale (spazzolino, dentifricio, sapone, shampoo, crema per le mani)
  • Kit farmacia personale
  • 1 pigiama leggero in cotone
  • 1 paio di occhiali da sole: in quota la radiazione è intensa
  • 1 piccola luce tascabile: nel Salar molte strutture non hanno luce elettrica
  • Crema solare, protezione 15 minimo
  • 1 binocolo tascabile
  • 1 costume da bagno, per le terme di Polques oltre i 4000 metri
  • Bastoncini telescopici per le escursioni (opzionali)
  • 1 coltellino svizzero, rigorosamente nel bagaglio in stiva (opzionale)
  • 1 borraccia da un litro (opzionale): in quota bere molto non è un consiglio, è una necessità
  • 1 thermos piccolo (opzionale)
  • Macchina fotografica

Utile anche un sacco a pelo leggero, come complemento nelle strutture più essenziali del circuito del Salar.

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