Overland

In fuoristrada dove il cielo è più vasto della terra, sulle tracce dei nomadi

giorni 16
difficoltà Medio
persone max 12

Perché fare questo viaggio

Un vero Overland pensato per chi visita la Mongolia per la prima volta: dalla capitale Ulaanbaatar alle steppe sconfinate del centro, dai monasteri buddhisti della valle dell’Orkhon (patrimonio UNESCO) alle dune cantanti e alle rupi fiammeggianti del deserto del Gobi.

Fuoristrada 4×4 robusti, guidati da autisti/meccanici locali, e una guida italiana esperta accompagnano l’intero tour in formula tutto compreso e piccolo gruppo, massimo 12 partecipanti. Pernottamenti quasi ogni notte in gher, le tipiche tende mongole, con una notte in un antico monastero e tre notti in hotel a Ulaanbaatar: un’immersione totale in una terra di spazi immensi e ospitalità senza tempo.

Il programma giorno per giorno

Giorno 1

Italia – Ulaanbaatar

Partenza dall’Italia con destinazione Ulaanbaatar, capitale della Mongolia, con scalo tecnico intermedio. Il volo intercontinentale non è incluso nella quota di partecipazione, ma NATURAVIAGGI si rende disponibile per la ricerca e l’acquisto dei biglietti, fornendo indicazioni per far combaciare gli orari e rendere più agevoli arrivo e partenza dal gruppo.

Giorno 2

Arrivo a Ulaanbaatar, prima immersione nella civiltà mongola

Arrivo all’aeroporto di Buyant Ukhaa e trasferimento in hotel, dove si incontrano le guide e si presenta il programma di viaggio. Prima tappa il complesso di Gandan, il principale monastero della Mongolia, costruito oltre 300 anni fa e unico tempio rimasto attivo durante il periodo socialista.

Nel pomeriggio, salita alla collina di Zaisan per un panorama completo sulla città e sulle colline circostanti, un punto di osservazione perfetto per cogliere il rapido sviluppo urbano di Ulaanbaatar. Chiude la giornata la visita al Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo sovrano teocratico della Mongolia. Cena libera e pernottamento in hotel.

Giorno 3

Verso il monastero di Amarbayasgalant

Partenza verso nord in direzione di Darkhan, su una comoda strada asfaltata che attraversa alcuni tra i paesaggi più suggestivi del viaggio: dolci colline verdeggianti, pascoli e abitazioni sparse dei nomadi. Poco prima della città si devia verso ovest fino al monastero di Amarbayasgalant, il cui nome significa “il luogo della tranquilla felicità”.

Costruito nel 1737 e dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama, scienziato e scultore la cui salma vi fu traslata nel 1779, è uno dei monasteri più importanti e architettonicamente unici della Mongolia, in stile manciù. Nel pomeriggio si raggiunge il campo gher per il relax, la cena e il pernottamento.

Giorno 4

Verso il Parco Nazionale di Uraan Togoo

Si prosegue verso ovest transitando per Erdenet, seconda città della Mongolia nota per le miniere di rame attive sin dall’epoca socialista, e per Bulgan, capoluogo dell’omonima regione. Sosta a Khutag Undur, nei pressi del Parco di Uraantogoo, celebre per i suoi vulcani spenti.

Una passeggiata breve ma un po’ ripida conduce alla caldera del vulcano più imponente dell’area, in una zona ricchissima di fioriture, un tempo interamente ricoperta da colate di lava nera oggi trasformate in lande verdi a perdita d’occhio. Si raggiunge il campo gher nel pomeriggio per relax, cena e pernottamento.

Giorno 5

Verso il lago Oghi Nuur

Dopo la prima colazione si parte verso ovest in direzione di Karakorum, attraversando paesaggi che raccontano oltre due millenni di simbiosi tra civiltà nomadi, pastorizia e i loro centri amministrativi e religiosi. Arrivo sulle sponde del lago Oghi Nuur, un vero osservatorio privilegiato per il birdwatching.

Diverse piccole escursioni permettono di apprezzare questo ambiente naturale invitante, alla ricerca di specie di avifauna sconosciute ai nostri occhi. Si raggiunge il campo gher nel pomeriggio per relax, cena e pernottamento.

Giorno 6

Verso il lago Terkhiin Tsagaan Nuur

Trasferimento verso il lago Terkhiin Tsagaan, situato al centro di una regione vulcanica e circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo. La strada si snoda tra monti e vallate della catena dei Khangai, con un passo a 3000 metri, dove dominano gli yak addomesticati.

Lungo il percorso si potranno assaggiare gli ottimi latticini prodotti dal ricco latte di questi bovidi. Si raggiunge il campo gher nel pomeriggio: tra la scena bucolica, il buon cibo e la gentilezza dei locali, ci si sente sorprendentemente a proprio agio in mezzo al nulla mongolo.

Giorno 7

Ascesa al vulcano Khorgo

Facile ascesa di circa 700 metri su comodi gradini fino alla sommità del vulcano Khorgo, da cui si ammira la grande caldera di questo gigante addormentato. Diverse soste a piedi permettono di raggiungere i punti di maggior interesse panoramico della zona.

Si rientra al campo gher nel pomeriggio per relax, cena e pernottamento, ancora immersi nel silenzio mongolo: lo stile di vita lento, la socializzazione con i locali, il sorriso sempre pronto dei bambini restituiscono una sensazione di armonia e naturalezza assoluta.

Giorno 8

Kharkhorin e il monastero di Shank

Partenza mattutina verso Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan, dove restano due delle quattro tartarughe di pietra che un tempo segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi dell’antica capitale, uno dei complessi religiosi più importanti del Paese.

Si prosegue poi verso il monastero di Shank, piccolo e antico luogo di culto che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan: qui si è ospiti graditi dei monaci, con pernottamento spartano in camerata nella nuova foresteria, un’occasione unica per vedere da vicino la vita monastica e sostenere concretamente questa piccola comunità.

Giorno 9

Valle del fiume Orkhon e l'eremo di Tuvkhun

Dopo aver assistito all’inizio della preghiera quotidiana dei monaci, si parte per la valle del fiume Orkhon, patrimonio naturale UNESCO, fino alle pendici occidentali della catena dei Khangai. Qui i mezzi si fermano e si sale a piedi fino all’eremo di Tuvkhun, recentemente restaurato, incastonato tra le montagne che chiudono la valle a settentrione.

Questo luogo, nato dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, fu amato per quasi trent’anni dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò. La salita, semplice, attraversa circa un’ora di foresta. Rientro al campo gher nel tardo pomeriggio per relax, cena e pernottamento.

Giorno 10

Le rovine del monastero di Ong

Dopo aver assistito alla cerimonia sacra del monastero di Shank, si parte in direzione delle rovine del monastero di Ong, recentemente restaurato, situato sulle due rive dell’omonimo fiume — l’unico corso d’acqua che entra nel deserto del Gobi. Prima del periodo socialista era un ricchissimo centro culturale e commerciale carovaniero.

A metà del tragitto si nota il cambiamento radicale del paesaggio, dalla steppa al deserto del Gobi, che occupa buona parte del territorio mongolo. Nel tardo pomeriggio si raggiunge l’accampamento gher per cena e pernottamento.

Giorno 11

Le rupi fiammeggianti di Bayanzag e le dune di Khongoryn Els

Proseguendo nel deserto del Gobi si transita per Bayanzag, “vette infuocate” in mongolo: qui, nel 1924, la spedizione paleontologica americana guidata da Roy Chapman Andrews fece scoperte straordinarie, tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a specie fino ad allora sconosciute in Asia e nel resto del mondo.

Si raggiunge poi il Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove un’escursione conduce alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia — alcune superano gli 800 metri di altezza — note come “dune cantanti”, che si estendono per un centinaio di chilometri tra ricchi pascoli popolati da capre selvatiche e gazzelle. Nel pomeriggio si raggiunge l’accampamento gher per relax, cena e pernottamento.

Giorno 12

Verso Tsagaan Suvraga, nel Gobi centrale

Il viaggio cambia direzione: dopo giorni verso Sud, si risale verso Nord entrando nel Gobi centrale, in un paesaggio segnato da una profonda fenditura nel terreno che corre da est verso ovest, con la steppa distesa sul fondo della vallata.

Ad accogliere il gruppo a Tsagaan Suvraga, “lo stupa bianco”, incredibili formazioni calcaree alte fino a 30 metri, con striature multicolore tra rosso, giallo e vermiglio che secondo le credenze locali ricordano le rovine di un’antica città. Una semplice passeggiata in discesa permette di godere appieno di questa meraviglia naturale. Nel pomeriggio si rientra al campo gher per relax, cena e pernottamento.

Giorno 13

Ikh Gazryn Chuluu, il luogo delle grandi rocce

Partenza verso nord, in direzione della capitale, con tappa a Ikh Gazryn Chuluu, uno dei parchi naturali più belli della Mongolia: il nome significa “il luogo delle grandi rocce”, dove complessi granitici alti fino a 1700 metri formano una catena lunga circa trenta chilometri, nascondendo grotte esplorabili e forme scolpite dal vento in bizzarri pinnacoli.

Ad ogni piccolo spostamento il paesaggio cambia completamente, con nuovi “castelli” di roccia che sorgono come baluardi di un deserto in lenta trasformazione. Nel pomeriggio si raggiunge l’accampamento gher per un meritato riposo, cena e pernottamento.

Giorno 14

Rientro a Ulaanbaatar

Ultimo giorno nel deserto, che lascia gradualmente spazio alla steppa mentre si procede verso la capitale, in buona parte su una delle poche strade asfaltate del Paese. La mattinata è dedicata alla visita a piedi e in auto di quest’area straordinaria.

A seconda dell’orario di arrivo a Ulaanbaatar, nel pomeriggio è possibile assistere a uno spettacolo artistico di alta qualità — canto, danza e musica della steppa, non uno spettacolo confezionato per turisti — magari con una dimostrazione di falconeria con aquile, altra tradizione viva della cultura mongola. Dopo giorni di silenzio e natura, la capitale sorprende per il suo ritmo quasi invasivo. Cena libera e pernottamento in hotel.

Giorno 15

Ulaanbaatar, Museo Choijin Lama e tempo libero

Visita mattutina al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi complessi rimasti intatti in Mongolia, che custodisce le maschere originali delle danze rituali e splendide sculture attribuite a Zanabazar. Tempo libero per gli acquisti, magari al mercato locale di Naraan Tuul.

Ultimo pomeriggio libero per approfondire ciò che più ha incuriosito durante il viaggio — storia, cultura, folclore — o semplicemente per vagabondare nella parte antica di una città lanciata nel futuro, forte di un passato potente, non lontano dal celebre monumento equestre dedicato a Gengis Khan. Ultima cena mongola libera, con la guida a disposizione, e pernottamento in hotel.

Giorno 16

Partenza per l'Italia

Volo di primo mattino dall’aeroporto internazionale di Ulaanbaatar, con dettagli in base al piano aereo scelto individualmente dai partecipanti. Si conclude qui un viaggio che ha attraversato steppe, monasteri, deserti e dune cantanti — un’autentica immersione nel Paese degli spazi infiniti.

Informazioni di viaggio

Il clima mongolo è continentale, con inverni molto rigidi da ottobre a marzo (mediamente -20/-25°C, con punte fino a -40/-45°C). L’estate, da giugno a fine agosto, offre il periodo più mite, con temperature da fresche a calde: è in questa stagione che si svolge il tour. Va comunque messo in conto un abbigliamento a strati, capace di affrontare un’ampia escursione termica tra giorno e notte, e possibili piogge pomeridiane nelle zone di altura.

La formula è itinerante, quasi un vero Overland, con trasferimenti su piste e strade — in alcuni casi piuttosto lunghi — alternati a escursioni naturalistiche di poche decine di minuti fino a 3-4 ore, con dislivelli contenuti e alla portata di qualsiasi camminatore minimamente allenato. La fauna della steppa e del Gobi si osserva da lontano e in silenzio, senza offrire cibo né avvicinarsi troppo: è proprio la sua naturalezza a renderla uno spettacolo, e ogni rumore o disturbo di troppo rischia di comprometterla nei momenti più delicati della sua vita. Vale la stessa attenzione per l’ambiente: nei campi ci si porta via i propri rifiuti, fino alla prima occasione utile per smaltirli.

La connessione cellulare è pressoché assente fuori dalle città: si consiglia l’acquisto di una SIM locale, possibile anche tramite il nostro corrispondente in loco su richiesta. La corrente elettrica è 220-230 Volt con prese tripolari; nelle gher l’elettricità può scarseggiare secondo la vicinanza a centri abitati. Utile portare batterie di scorta per le macchine fotografiche e proteggerle dalla polvere.

Gli spostamenti sono realizzati con fuoristrada 4×4 rinforzati, condotti da autisti/meccanici locali, il mezzo più adatto per muoversi su piste remote e raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. Il tour è accompagnato per l’intera durata da una guida italiana esperta, affiancata dallo staff di un partner locale di fiducia, con un gruppo raccolto tra un minimo di 6 e un massimo di 12 partecipanti — la formula “tutto compreso e piccolo gruppo” che permette un’attenzione costante a ogni viaggiatore.

La quota comprende l’assicurazione medico-bagaglio, i trasferimenti aeroporto-hotel a Ulaanbaatar, tutti gli ingressi a musei, monasteri e parchi nazionali del programma, e la preparazione dei pasti a cura della guida e dello staff durante l’itinerario (nei campi gher, a cura dei gestori locali). Il volo intercontinentale non è incluso, ma l’agenzia offre supporto nella ricerca e nell’acquisto dei biglietti più adatti al programma.

Il pernottamento alterna diverse tipologie di strutture: tre notti in hotel a Ulaanbaatar, paragonabili ai nostri 3 stelle, una notte nella foresteria del monastero di Shank, in dormitorio comune con bagni esterni — una vera esperienza monacale — e undici notti nelle tipiche gher, le tende mobili adottate dai popoli nomadi dell’Asia centrale.

Le gher, riservate agli ospiti in camere da 2, 3 o 4 posti letto, separati o matrimoniali, sono costruite con materiali naturali come legno e lana infeltrita, capaci di un ottimo isolamento termico, e quasi sempre riscaldate dalla tipica stufa centrale. Il bagno è generalmente esterno e condiviso con gli altri ospiti dell’accampamento. Si consiglia di portare un sacco lenzuolo o un sacco a pelo di media termicità, oltre a un piccolo kit di asciugamani e una torcia tascabile, utile perché non tutte le sistemazioni offrono luce elettrica.

La cucina mongola è basata su carne e latte, elementi cardine della dieta nomade: il piatto più celebre è la “marmitta mongola”, un brodo con carne di montone, tagliolini fatti a mano, patate e verdure, spesso insaporito con erbe della steppa. Colazione e pranzo sono tradizionalmente i pasti più abbondanti, mentre alcuni cibi — il latte di capra, mucca, yak o cammella, lo yogurt, il latte di giumenta fermentato (airag) — sono considerati sacri, gli tsagaan idee, gli alimenti “bianchi”.

Durante il viaggio colazione, pranzo e cena sono generalmente consumati nei campi gher turistici dove si pernotta, in qualche guanz — tenda-trattoria lungo la strada, economica e pittoresca — o preparati sul posto dalla guida e dallo staff secondo il programma del giorno. Molto amato dai nomadi è il tè al latte salato (süütei tsai), mentre le bevande alcoliche, disponibili nei ristoranti e in qualche negozio locale, non sono incluse nella quota.

Per gli approvvigionamenti lungo il percorso si fa tappa nei delguur, i negozietti presenti in ogni villaggio. Frutta e verdura fresca si trovano però solo in alcuni mercati di Ulaanbaatar e non fanno parte della dieta tradizionale mongola: eventuali allergie, intolleranze o preferenze alimentari vanno comunicate al momento dell’iscrizione, così da poter essere valutate e, quando possibile, assecondate.

Domande frequenti

Che documenti servono per partire?

Il passaporto, con validità residua di almeno 6 mesi. Al momento non serve il visto: la Mongolia ha introdotto per i cittadini italiani un’esenzione per i soggiorni turistici fino a 30 giorni — più che sufficienti per questo viaggio.

Un’avvertenza però: si tratta di un provvedimento temporaneo, rinnovato periodicamente dal governo mongolo, non di una regola permanente. Prima di partire conviene verificarne lo stato aggiornato sulla scheda della Farnesina: viaggiaresicuri.it.

Che moneta si usa in Mongolia?

Il Tögrög (MNT). Una legge del 2009 impone l’uso della valuta locale per le transazioni commerciali interne, anche se molti operatori accettano dollari o euro. Le carte di credito funzionano in hotel e negozi della capitale, molto meno nel resto del paese: meglio portare contanti sufficienti e verificare in anticipo con la propria banca l’abilitazione del bancomat all’estero.

Servono vaccinazioni per andare in Mongolia?

Non ci sono vaccinazioni obbligatorie. Vale la pena prestare attenzione al cibo crudo o poco cotto (soprattutto pollame e uova) e lavarsi spesso le mani, in particolare dopo il contatto con animali. I farmaci occidentali sono difficili da reperire fuori dalla capitale: meglio partire con una scorta personale adeguata.

Un consiglio pratico più importante del solito: fuori da Ulaanbaatar i farmaci di produzione occidentale sono difficili da reperire, quindi il kit farmacia personale va preparato con una scorta adeguata alle proprie necessità, senza contare su acquisti in loco.

Quale bagaglio portare per l'Overland?

Due colli. Una grande borsa morbida o semi-morbida, oppure un trolley non rigido, da 50/60 litri; e uno zaino da escursionismo da 25/35 litri, che fa da bagaglio a mano in aereo e da zaino per le escursioni giornaliere.

Niente valigie rigide o di grande volume: il bagaglio viaggia sui fuoristrada insieme a quello del gruppo, su piste dove tutto balla e ogni spazio conta. Un borsone morbido si incastra, un guscio rigido no.

Due borsoni morbidi Samsonite neri: uno aperto che mostra il vano interno, uno chiuso con ruote e maniglia telescopicaSchema comparativo delle taglie del borsone, con sagome umane alte 163 e 176 cm come riferimento

Lo schema mostra due taglie da 105 e 137 litri: serve come riferimento di forma e proporzioni, non di capienza. Il litraggio da rispettare resta quello indicato sopra, 50/60 litri.

Cosa mettere in valigia per l'Overland?

Anche in piena estate la Mongolia chiede gli strati: giornate calde — nel Gobi fino a 35°C — e serate fresche nella steppa, con un’escursione termica quotidiana che non perdona chi parte troppo leggero. Durante il tour è possibile lavare la biancheria.

Biancheria intima

  • Biancheria in quantità a scelta
  • 3-4 magliette a pelle (filo di Scozia o tessuti drenanti)
  • 3 paia di calze medio-leggere da riposo
  • 2 paia di calzettoni specifici per l’escursionismo

Abbigliamento

  • 2 maglie o camicie a maniche lunghe
  • 1 maglione di pile, per le serate nelle gher
  • 1 giacca o mantella impermeabile: nelle zone di altura i piovaschi pomeridiani non sono rari
  • 1 berrettino leggero in lana o pile
  • 1 cappellino per il sole, indispensabile nelle giornate nel Gobi
  • 1 paio di guanti leggeri, per il fresco serale e la mattina presto
  • 1 pantalone da viaggio leggero
  • 2 paia di pantaloni adatti all’escursionismo
  • 1 paio di pantaloni corti

Calzature

  • 1 paio di scarpe comode e leggere, ma robuste, da viaggio e riposo
  • 1 paio di scarpe da escursionismo, basse e possibilmente in Gore-Tex
  • 1 paio di ciabattine o sandali di gomma

Per le notti in gher e nella foresteria del monastero

  • 1 sacco a pelo primaverile (comfort 10-20°C) o un sacco lenzuolo, come complemento ai letti
  • 1 accappatoio in microfibra o un telo grande
  • 2 teli medi in microfibra e 1 piccolo
  • 1 piccola luce tascabile: non tutte le gher hanno luce elettrica, e il bagno è all’esterno

Accessori e attrezzature

  • Kit di pulizia personale (spazzolino, dentifricio, sapone, shampoo, crema per le mani)
  • Kit farmacia personale, ben fornito: fuori dalla capitale i farmaci occidentali sono difficili da trovare
  • 1 pigiama leggero in cotone
  • 1 paio di occhiali da sole
  • Crema solare, protezione 15 minimo: la steppa non offre ombra
  • 1 binocolo tascabile, per la fauna della steppa e i rapaci
  • 1 costume da bagno, per i laghi e le sorgenti lungo il percorso
  • Batterie di scorta per la macchina fotografica: nelle gher l’elettricità può scarseggiare
  • Bastoncini telescopici per le escursioni (opzionali)
  • 1 coltellino svizzero, rigorosamente nel bagaglio in stiva (opzionale)
  • 1 borraccia da un litro (opzionale)
  • 1 thermos piccolo (opzionale)
  • Macchina fotografica, da proteggere dalla polvere delle piste
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